Bitcoin, la moneta virtuale crolla ancora. Il capo di Jp Morgan: è una frode


Non cade dal paradiso, ma negli ultimi tre giorni Bitcoin è sceso di parecchi gradini. Dopo il picco di 5.013,91 dollari, raggiunto il 2 settembre, la moneta virtuale ha perso più di 1.000 dollari ed è oggi calata a un minimo di 3.907,26 dollari. Sul tonfo pesano le parole di Jamie Dimon, l’amministratore delegato di JP Morgan, che ha definito il bitcoin «una truffa» che «finirà male». E per togliere ogni dubbio, Dimon ha aggiunto che se scoprisse che un suo dipendente fa trading sulla valuta virtuale lo licenzierebbe in tronco: «Per due motivi: il primo è perché va contro le nostre regole, il secondo perché è stupido». Secondo Dimon, e non solo secondo lui, il rischio di una bolla speculativa è più che concreto. Il numero uno dell’influente società finanziaria ammette che la valuta può essere utile in aree dove non esistono altre opzioni oppure quando si deve commettere qualcosa di illegale: «Se si è in Venezuela, in Ecuador o in Corea del Nord, se si è uno spacciatore o un assassinio allora è meglio usare i bitcoin rispetto ai dollari. Quindi ci potrebbe essere un mercato, anche se limitato». 

Di quanto possa essere limitato questo mercato ne ha dato un’idea la Cina, che il 4 settembre ha dichiarato illegale l’offerta iniziale di bitcoin per raccogliere fondi e ha ordinato di fermare tutte le attività di raccolta. 

Sul suo sito la Banca Popolare Cinese spiegava di aver completato la sua indagine nelle offerte iniziali di bitcoin e…